Special Recon – Op. Drug Cartel Mexico

Evento Softair 10h Recon organizzato dallo S.W.A.Team di Alessandria a cui abbiamo partecipato come Task Force Beard insieme agli amici NSA di Torino.

Distanza totale: 10.61 km
Altitudine massima: 200 m
Altitudine minima: 107 m
Totale salita: 428 m
Totale discesa: -416 m

Debriefing di Quaglia

Team Zulu 13 composto da:
  • Davide “Quaglia” (Pathfinder)
  • Dave “Monnezza” (Pathfinder)
  • Flavio “Trumpberry” (Pathfinder)
  • Luca “Allen” (NSA)
  • Nello “Smith” (NSA)
  • Massimo “Spike” (NSA)
Rapporto | Svolgimento dei fatti
Prologo

Contattati da Nello per condividere insieme quest’ennesima avventura, accettiamo senza pensarci due volte. Si tratta di una missione recon di 10h da svolgere per conto della CIA. Dobbiamo recuperare informazioni sulle attività illecite del cartello messicano della droga “Los Rocos”. Dovremo infiltrarci in territorio nemico con una pattuglia di 6 persone e ricognire 6 aree, recuperare documenti compromettenti da 4 cache e infine osservare e documentare un incontro. Sappiamo che nell’area dovrebbero esserci un deposito di cocaina, un luogo dove il famigerato “Macellaio” fa a pezzi i nemici del cartello, un drone spia americano precipitato di cui dovremo recuperare l’hard disk, un laboratorio chimico dove viene sintetizzata la cocaina e una contraerea da far saltare. In caso di cattura la CIA e il governo degli Stati Uniti negheranno ogni coinvolgimento.

Pianificazione

Decidiamo subito di dividere la pattuglia in due brick da 3 operatori (NSA, Team Alpha; Pathfinder, Team Bravo), visto che tra l’altro non dovrebbe essere necessario effettuare alcuna azione diretta. La nostra storia di copertura ci vedrà in veste di ricercatori ingaggiati da NatGeo per investigare sui terremoti che hanno sconvolto l’area ad aprile 2018. Allen e io saremo esperti geologi, mentre i nostri compagni saranno dei contractor ingaggiati per la nostra sicurezza. Nello provvede a tutta la documentazione e decidiamo di portarci dietro anche un po’ di contanti, che potrebbero rivelarsi un’ottima merce di scambio in caso di cattura. Noi Pathfinder dovremo ricognire due aree, recuperare due documenti e documentare l’incontro, mentre i ragazzi NSA dovranno ricognire quattro aree e recuperare due documenti.

Equipaggiamento

Vista la durata non proibitiva e la presenza di dislivelli più che gestibili nel campo, decido di partire pesantuccio per non rischiare di tovarmi impreparato a ogni evenienza. Il meteo minaccia pioggia, ma solo nella parte finale della gara.

  • Livello 1: calze Torlo, mutandazze X-Bionic, maglietta a compressione Nike Pro, pantaloni MTP windproof, ghillie pacco RealTree in mesh sopra e sotto, guanti, cappellino Jack Pyke LLCS, Oakley Jawbone, scarponi Scarpa rigidi, ciufile Magpul PDR-C.
  • Livello 2: tattico SOE Patrol Vest con buttpack, marsupio Emdom e mini zainetto portavescica, 6 caricatori stanag maggiorati 300bb, fotocamera Nikon zoom 60x, giacca goretex DPM, viper hood ghillie, GPS Garmin Rino 750, radio Kenwood TH-F7E, multiuso, acqua 4l (3l nel camelbak e 1l in borraccia), Estathé al limone 50cl, Redbull, 4 paninetti alla bresaola, Ritter Sport bianco alle nocciole, banana chips, batterie di riserva (fucile, radio, pile stilo), cambio vestiario (calze, mutande, maglietta tecnica), 2 panetti di C4, mappa, bussola, coordinatometro, taccuino Rite in the Rain, range card, matita, gomma, penna indelebile rossa, documenti storia di copertura, occhiali in rete di emergenza, kit pronto soccorso.
Infiltrazione
Ore 07:45

Siamo un pelo in ritardo sulla tabella di marcia, l’orario di infiltrazione partiva dalle 07:00. I bagordi e il cazzeggio della sera prima ci hanno lasciato in eredità due ore e mezza di sonno che ci hanno reso più lento il processo di preparazione finale. Ci scattiamo un selfie per ricordare i caduti finito l’evento e ci salutiamo: noi Team Bravo partiamo diretti verso il punto che abbiamo denominato “Documenti 3”, mentre Team Alpha va dalla parte opposta verso “Documenti 4”.

Documenti 3
Ore 09:10

Ci buttiamo subito nello sporco, l’unica strada percorribile per arrivare al primo obiettivo è di superare vari dislivelli, sia positivi che negativi. Il sottobosco è piuttosto fitto, pieno di foglie secche (non sarà facile muoversi silenziosamente) e con una discreta presenza di rovi. Il morale è comunque alto e arriviamo senza problemi al punto designato, dove troviamo una valigetta ammanettata a una mano mozzata. Senza perdere troppo tempo a compatire il malcapitato, la apriamo e troviamo il dossier di un agente CIA sospettato di aver disertato e di essersi unito al cartello, un distintivo della DEA, una pistola, una granata e più di 100.000 dollari. Documentiamo il tutto e ripartiamo per ricognire il punto “Foxtrot”.

Deposito di Cocaina
Ore 09:50

Ci buttiamo giù in un torrente asciutto che porta direttamente all’area da ricognire. Troviamo un punto sicuro e ripassiamo tutte le possibili incognite che potremmo trovare, poi ripartiamo. Il tragitto è meno facile del previsto per via del fondo sassoso (leggi: spaccacaviglie) e della presenza costante di alberi caduti che rendono faticoso il procedere. A circa 100 metri cominciamo a muoverci molto silenziosamente e lentamente, e sentiamo dei rumori di voci in allontanamento dalla zona che dovrebbe essere calda. Cogliamo l’occasione al volo e ci dirigiamo spediti nell’area. Una rapida ricognizione ci permette di individuare una struttura ben mimetizzata nel bosco, che si rivela essere il deposito di cocaina. Entriamo rapidissimi, documentiamo tutto, piazziamo il C4 per far saltare la merce pregiata e corriamo via silenziosi senza che il nemico capisca cosa l’ha colpito.

Documenti 2
Ore 10:20

Con il morale alto e le ali ai piedi ci dirigiamo verso Documenti 2, che dista solo 400 metri in linea d’aria senza particolari dislivelli. Il problema è che dovremo attraversare circa 90m di terreno senza la copertura della vegetazione, attraversando anche una delle carrabili principali del campo. In pianificazione abbiamo notato la presenza di un possibile vitigno che potrebbe facilitarci il compito, e in effetti troviamo i filari di viti, che però sono abbastanza radi. Ci piazziamo in osservazione al limite del bosco e, quando siamo abbastanza sicuri che non ci siano operatori nemici in zona, ci lanciamo attraverso la vigna per trovare riparo nella vegetazione più a nord. Sollevati dallo scampato pericolo ci rechiamo sul punto, dove non troviamo nulla. Una breve ricerca ci riserva una macabra sorpresa: un poveretto appeso a un albero per il collo, che frughiamo recuperando altri due dossier.

Incontro
Ore 12:00

Ci portiamo in area incontro con un buon anticipo e dividendoci: io cercherò di trovare una postazione buona lato sud-est, mentre Monnezza e Trumpberry cercheranno di fare lo stesso da nord-ovest. Purtroppo le mie speranze di poter fare una ricognizione a lunga distanza vengono presto spente dalla vegetazione e dalla posizione designata, che è coperta da tutti i fianchi. A questo punto decidiamo di avvicinarci e di osservare l’incontro da posizione ravvicinata. Evito di un soffio una pattuglia di controinterdizione che mi passa a 5 metri di distanza e mi piazzo a circa 30-40 metri dal punto dell’incontro, contrassegnato da una grande bandiera messicana. Comincia a sentirsi il rumore dei mezzi e a quel punto arriva l’amara sopresa: l’incontro vero e proprio è a una trentina di metri dal punto, esattamente dove sono io! Per fortuna ho indossato il viper hood ghillie, mi acquatto il più possibile nella vegetazione, ma un operatore di guardia nemico si piazza letteralmente a 1 metro e mezzo dalla mia posizione. Sto immobile e ascolto tutto, ma non ho alcuna possibilità di documentare l’incontro con foto e video. Dai discorsi che riesco a carpire capisco che nel traffico di cocaina è coinvolto anche il generale dell’esercito messicano Martin Lopez, si parla di un possibile tradimento di Don Petro e si fanno gustosi assaggi di purissima neve. Proprio mentre sembra che tutto stia per finire al meglio, mentre i pezzi grossi stanno risalendo in macchina l’operatore che stava di guardia sopra di me si da il cambio con un altro che si addentra nello sporco e praticamente mi finisce sopra. “Mani in alto ed esci!!!” mi grida, puntandomi il fucile. Io rapidamente alzo la mano destra e comincio a chiedere pietà, ma con la sinistra mentre mi alzo gli pianto una piccola raffica sul torso e me la do a gambe in mezzo ai rovi, inseguito da alcuni operatori nemici. Per fortuna l’effetto sorpresa, il mio totale disprezzo per la mia incolumità e una robusta dose di culo mi hanno permesso di scampare la cattura, per cui dopo essermi nascosto a 150 metri dal punto dell’incidente, coperti con uno scatto degno di Giampiero Galeazzi, e aver compilato la range card, mi dirigo col fiatone e distrutto dai rovi verso il punto di rendez-vous con i miei compagni, che scopro con piacere sono riusciti a scattare qualche foto e anche a registrare un paio di video.

Mattatoio
Ore 14:10

Facciamo una breve pausa e ci incamminiamo verso Echo, ovvero l’ultima area da ricognire di nostra competenza. A questo punto comincia a sentirsi un po’ di fatica, dovuta all’essersi mossi sempre e solo nello sporco, evitando come la peste strade e sentieri. Ci avviciniamo dall’alto, ma una quantità enorme di foglie secche ci impedisce di essere silenziosi quanto vorremmo. Arriviamo a circa 40 metri e notiamo una struttura, delle tombe per terra, alcune teste mozzate esposte sulle picche e un individuo che brandisce una grossa mannaia, che riconosciamo subito essere il Macellaio. Purtroppo insieme a lui ci sono anche altri tre-quattro operatori nemici, per cui escludiamo l’azione diretta e tiro fuori la macchina fotografica per identificare il boia del cartello e le sue vittime. Purtroppo qua ci va storta: un operatore si accorge della nostra presenza e apre il fuoco colpendomi. Proviamo a terminare lo scontro, ma la proporzione è sfavorevole e veniamo catturati. Per fortuna la storia di copertura regge, e una bella somma in contanti convince i nostri aguzzini a lasciarci andare per la nostra strada a fare rilevazioni sui terremoti. Dopo un rapido consulto tra di noi decidiamo che non vale la pena di rischiare e lasciamo perdere la facoltativa azione diretta volta a eliminare il Macellaio, accontentandoci di aver documentato la sua identità e la sua attività.

Esfiltrazione
Ore 16:50

Un contatto via radio con Team Alpha rivela che non sono riusciti a ricognire l’area Delta, dove a questo punto riteniamo dovrebbe esserci il laboratorio. Purtroppo siamo molto lontani dal punto di esfiltrazione e la priorità è tornare a casa senza venire catturati, anche perché non sappiamo se la storia di copertura reggerebbe una seconda volta e i contanti sono finiti. Decidiamo quindi di tornare indietro seguendo più o meno il percorso dell’andata all’indietro, ma evitando di passare vicino ai punti sensibili che abbiamo già acquisito. Il morale purtroppo comincia a scendere, dopo aver completato il passaggio della zona aperta attraversiamo un’area fittissima di rovi e ci ributtiamo nel torrente in secca col suo fondo che mette a dura prova tutte le nostre articolazioni. La marcia è pesante e forzata, inframezzata dalla moltitudine di tronchi caduti che dobbiamo scavalcare (ad altezza busto). Dopo 600 metri abbandoniamo il torrente risalendo dove il dislivello è più dolce, ma ci troviamo praticamente imprigionati in un mare di rovi, attraverso cui ci apriamo la strada a fatica e letteralmente al prezzo del nostro stesso sangue. Il morale ormai è ai minimi, ma ci sproniamo a vicenda pensando al traguardo che è così vicino. Ci buttiamo giù per la discesa, ripidissima, che porta al rio che ci divide dalla nostra meta e risaliamo per l’ultima volta con immensa fatica gli ultimi 80 metri di dislivello che ci separano dal punto di esfiltrazione, dove arriviamo distrutti 10 minuti prima dell’orario limite. Una leggera pioggia comincia a bagnare i nostri corpi provati dalla fatica e martoriati dalle spine, ma siamo felici di rivedere i nostri compagni del Team Alpha sani e salvi (più o meno, Spike purtroppo si è infortunato e non ha potuto portare a termine la missione) ma soprattutto sorridenti e soddisfatti di aver concluso un’altra splendida avventura!

Considerazioni
  • Campo mediamente impegnativo: nonostante i dislivelli non proibitivi, la composizione del sottobosco e la fitta presenza di rovi in alcune aree hanno reso molto faticoso muoversi nello sporco.
  • Il Patrol Vest SOE si è rivelato come sempre una piattaforma ottima e versatile, permettendomi di portare tutto il necessario senza problemi di peso. Ho deciso di provare a spostare il cinturone imbottito un pelo più in alto e la comodità ne ha beneficiato immensamente. 
  • Il numero di OBJ e di pattuglie controinterdizione in giro erano adeguati alla durata dell’evento, rendendolo impegnativo ma non proibitivo. Se avessimo diviso il team in tre brick da 2 operatori probabilmente avremmo completato al 100% la missione con meno fatica, ma è andata bene così.
  • Scenografia realizzata bene, di grande impatto, e ottima recitazione da parte della controinterdizione: complimenti allo S.W.A.Team per la riuscita dell’evento! Anche il numero di pattuglie di interdizione, che ci sembrava elevato in relazione alla dimensione del campo, non ha in realtà creato problemi di sorta: gli incroci con gli altri team sono stati sporadici e non hanno mai creato imprevisti.
  • Storia di copertura ben congegnata e supportata dai documenti che Nello ha preparato. La contro si è mostrata comunque piacevolmente poco pignola e rompiballe nell’interrogatorio. Il finto cash ha fatto il resto.
Lessons Learned
  • Quantità d’acqua: più che sufficiente. Per non rischiare mi sono portato dietro 4 litri, ma in realtà non ho nemmeno consumato i 3 litri del camelbak.
  • Trucchi facciali: questa volta ho usato la crema al posto dello stick, e la durata del colore si è rivelata immensamente migliore: sono esfiltrato con ancora tracce di mimetismo sul viso, mentre di solito con lo stick dopo 10 minuti sono di nuovo bianchissimo.
  • Da migliorare: la condizione fisica. La marcia di ritorno è stata provante, decisamente più di quanto avrebbe dovuto. Per fortuna abbiamo sopperito alla carenza di allenamento con il cuore e lo spirito (e un pizzico di esperienza).
Note finali

I compagni: la ragione per cui mi distruggo ancora su e giù per monti, valli e lande inospitali. Condividere con loro anche questa fatica è stato come sempre un onore e un privilegio. Non parlo solo dei “miei”, ovviamente: con Allen e Nello ci conosciamo da anni, mentre Spike è stata una splendida nuova conoscenza. Già solo la serata prima e il ritrovarci dopo insieme sono valsi tutto il weekend. A presto, amici… Alla prossima avventura da vivere insieme!

 

Fotografie

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